Ecco il video della contestazione a Vittorio Sgarbi avvenuta ad Agrigento.
Come si sente dal filmato non ci sono “pesanti offese” – come la stampa sta raccontando – ma richiami a fatti accertati con sentenza definitiva.
E’ interessante, per rendersi conto della signorilità di Sgarbi, ascoltare la voce della ragazza, più che altro le grida, a causa della stretta alla gola portata da Sgarbi. Accecato dalla voglia di prenderle la telecamera!
Ogni tanto qualcuno alza la testa. Sgarbi contestato ad Agrigento.
Vittorio Sgarbi, ieri ad Agrigento in occasione della presentazione del suo libro, ha trovato un’accoglienza che quasi sicuramente non avrebbe mai potuto immaginare.
Nella terra del sonnecchio dell’anima e della migliore deferenza verso le scelte dei potenti, ecco che un piccolo gruppo di giovani, armati di telecamera, di informazione consapevole e di insofferenza alla volgarità e all’arroganza del potere, dice che non ci sta.
Dopo aver preso posto, le prime parole di Sgarbi di fronte la platea – riferite al centro commerciale “Le vigne” – sono: “centro di merda”! Per la serie: la classe prima di tutto! (Qualcuno gli batte anche le mani. Me io non conosco nessuno in zona che non sia andato in quel centro.)
Le prime parole di uno dei giovani sono: “bravo il volgare Sgarbi, pregiudicato e volgare”.
Il giovane prosegue ricordando all’illustre convitato e alla gente curiosa di vedere un vip (qualcuno ha detto di esser in quel luogo per questo motivo) che l’On. Sgarbi è semplicemente, e secondo la Corte di Cassazione, un pregiudicato per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato.
Si scaldano gli animi.
In aggiunta ricorda anche le sue varie diffamazioni ai danni del procuratore Caselli e del pool antimafia di Palermo. Per chi non sapesse i fatti a cui si riferisce il giovane provo a riassumerli.
Vittorio Sgarbi nel 1995 lesse una lettera anonima sulle reti Fininvest, nella quale venivano attribuite frasi a don Pino Puglisi dalle quali si evinceva chiaramente che il procuratore della Repubblica di Palermo di quel tempo (Gian Carlo Caselli) odiava i siciliani ed era anche il mandante morale dell’omicidio dello stesso sacerdote antimafia.
Per queste affermazioni Sgarbi viene condannato dal Tribunale e dalla Corte d’Appello. In Cassazione si salva grazie alla prescrizione. Ma i fatti restano accertati.
In merito al “viva il pool antimafia” bisogna ricordare ai lettori la condanna definitiva, a carico dello Sgarbi, per diffamazione aggravata ai danni del pool guidato da Caselli (in merito alle false accuse di attività politica della procura, all’uso di inchieste non contro la mafia ma contro lo Stato, e in merito all’accusa di esser responsabili del suicidio del procuratore Lombardini).
Sebbene i modi di fare, accesi, del giovane possano sembrare forti nei toni, la reazione dei presenti è stata sproporzionata. Del resto il ragazzo era armato soltanto di volantini menzionanti le suddette condanne.
Le forze dell’ordine intervengono spintonando, strapazzando, minacciando chi aveva solamente esercitato un diritto, quello di critica e di dissenso motivato. Altra gente si diverte ad insultare, scalciare e spintonare. Qualche voce invocava la non violenza e il fatto che dopotutto i giovani dissenzienti non avevano fatto niente di male. Sgarbi riesce finanche ad afferrare per la gola la ragazza che stava riprendendo la scena e ordinava agli addetti alla sicurezza di prenderle appunto la telecamera.
Il ragazzo che aveva osato criticare l’esimio ospite d’onore viene rinchiuso per più di un’ora in uno stanzino. Hanno controllato i suoi documenti in continuazione. Altro che antiterrorismo! Le forze dell’ordine qui sono efficientissime.
Inoltre è da segnalare il censurabile comportamento di agenti in borghese che negano di riferire le proprie generalità. Questi signori di fronte a tale richiesta non possono evaderla rispondendo semplicemente “siamo delle forze dell’ordine”. E se il cosiddetto agente commette degli abusi? E’ ovvio che intende nascondersi e tutelarsi, preventivamene e consapevolmente, con l’anonimato. Ma questo, scusate, non è più uno stato di diritto.
Tra l’altro, le forze dell’ordine, alla richiesta da parte del giovane di un avvocato, rispondono che non si merita nessun avvocato e deve solo stare in silenzio. Roba da non credere! Sempre allo stesso ragazzo – secondo il suo racconto – viene comunicato, da parte di un vigile, che se quest’ultimo fosse arrivato a prendere la ragazza che filmava, le avrebbe dato un pugno tale da mandarla in ospedale. Inoltre, nello stanzino, insistevano per far sì che chiamasse i suoi amici con le telecamere (erano due i ragazzi che filmavano).
Come mai questo forte interesse da parte di Sgarbi e delle forze dell’ordine a metter le mani su quei video?
Per completare il quadro va segnalato che oltre alle forze dell’ordine, a difendere il pregiudicato (ormai buttatosi nel parapiglia) dagli incensurati, ecco i soliti “bravi” di manzoniana memoria sempre pronti ad insultare, minacciare e spintonare.
Questo è il prezzo che bisogna pagare per esercitare i diritti sanciti nella nostra Costituzione. Diritti che non servono a niente finché restano sulla carta e non vengono messi in pratica dai cittadini. Ma ancora il cittadino non sa di esser tale. Spesso è un suddito. Indifferente. Compiacente.
Pubblicato da salvo tgweb
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